L’impatto del Coronavirus sui Centri Commerciali

Come saprai già se sei un nostro lettore assiduo, Wevent collabora a stretto contatto con i Centri Commerciali, per i quali cerca sempre di realizzare delle esperienze innovative con l’obiettivo di stimolare i clienti verso nuove forme di intrattenimento.

È per questo che, stando vivendo da vicino le problematiche legate al retail, abbiamo deciso di dedicare questo articolo al resoconto della situazione riguardante i Centri Commerciali dall’arrivo del Covid-19 riprendendo alcuni articoli particolarmente significativi per descrivere il quadro generale attuale. Di seguito viene analizzata, nello specifico, la realtà presente in Cina, che sta lentamente riprendendo i propri ritmi (ovviamente con le dovute precauzioni) e la situazione italiana.

I Centri Commerciali in Cina

La metà dei centri commerciali cinesi rimane chiusa un mese dopo che i rivenditori hanno iniziato a chiudere i battenti all’inizio delle festività del capodanno lunare, poiché i consumatori limitano i loro acquisti ai beni di prima necessità in seguito allo scoppio del coronavirus.

Mentre il bilancio delle vittime per la malattia è ancora in aumento ogni giorno, le aziende stanno lottando per ripristinare le operazioni nonostante la persistente paura dell’infezione e mentre le aree del paese rimangono effettivamente in quarantena.

Il tasso di riapertura dei centri commerciali è “relativamente basso”, ha detto Zheng Wen, direttore generale del Ministero del Commercio, in un briefing dei media venerdì. “Anche se sono aperti, gli orari di apertura sono notevolmente ridotti e la maggior parte dei contatori e dei negozi è ancora chiusa.”

A partire dalla scorsa settimana, i rivenditori di Chow Tai Fook Jewellery Group Ltd. e Yum China Holdings Inc. avevano chiuso fino all’80% dei negozi, mentre le autorità hanno chiesto ai residenti di rimanere in casa per evitare il coronavirus mortale.

An employee cleans a display cabinet containing gold jewelry at a Chow Tai Fook Jewellery Group Ltd. store in Hong Kong, China. Photographer: Billy H.C. Kwok/Bloomberg

I negozi che vendono generi di prima necessità si stanno aprendo a un tasso significativamente più elevato, ha detto Zheng. Oltre il 95% dei supermercati è operativo, così come l’80% dei minimarket.

Anta Sports Products Ltd., il più grande produttore di abbigliamento sportivo del paese, ha dichiarato che i risultati del primo semestre saranno “inevitabilmente influenzati” dall’epidemia in Cina, con il recupero degli affari nella seconda metà al più presto. Solo il 40% dei negozi della Cina continentale di Anta ha ripreso a funzionare dal 14 febbraio. L’Adidas AG all’inizio di questa settimana ha dichiarato che le sue attività in Cina sono diminuite dell’85% nelle settimane dal 25 gennaio.

Zheng ha affermato che venerdì molte regioni hanno gradualmente avviato politiche a supporto delle aziende che riprendono le operazioni.

“I centri commerciali più grandi torneranno gradualmente al mondo degli affari”, ha affermato.

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La situazione nei pressi dei primi focolai in Italia

Nelle ultime due settimane il polo della moda reggellese “The Mall” è semi-deserto. Sono le conseguenze della diffusione del coronavirus, che ha ridotto ai minimi termini in particolare i flussi dalla Cina: ma proprio i cinesi sono la prima nazionalità per acquisti di lusso. La Filcams Cgil: “C’è la massima attenzione, abbiamo chiesto un incontro con la proprietà dell’outlet e prepariamo una assemblea con i dipendenti”

Gli effetti del Coronavirus in Valdarno hanno un’immagine limpida: è quella del The Mall outlet di Leccio di Reggello che è ormai semi-deserto. Niente pullman dedicati in arrivo da Firenze, carichi di turisti pronti ad affrontare lo shopping; parcheggi sostanzialmente vuoti. E nei negozi le vendite sono in netto calo. Uno scenario che forse non si ricorda sin dalla sua inaugurazione, ormai quasi venti anni fa. 

Sono le conseguenze dell’emergenza sanitaria e dei relativi blocchi imposti, che hanno colpito duramente i flussi turistici in arrivo proprio dalla Cina. Un problema che in Valdarno non riguarda tanto le presenze turistiche (quello cinese non è infatti il paese di provenienza che fa registrare il maggior numero di arrivi e presenze sul territorio valdarnese), ma si concentra proprio nel settore dello shopping di lusso. E il The Mall di Reggello è il caso emblematico. 

Non esistono al momento stime precise dell’impatto di questa situazione a livello locale. Per quanto riguarda i flussi verso la Toscana, però, è stata una ricerca del gruppo Demoskopika, qualche giorno fa, a tracciare i contorni dello scenario: “Preoccupanti i possibili “postumi da virus” per il turismo in Toscana, con un calo di 695mila arrivi, di oltre 1,8 milioni di presenze e con una contrazione della spesa turistica pari a circa 778 milioni di euro”. Secondo la Camera di Commercio di Firenze, inoltre, l’impatto sull’economia della zona della Città Metropolitana potrebbe misurarsi in un rallentamento del Pil compreso fra lo 0,1% (nello scenario migliore) e lo 0,5% (in quello peggiore). 

Al di là dei numeri economici, però, a livello locale preoccupano soprattutto le conseguenze in termini occupazionali. Perché se il The Mall frena, si teme per i posti di lavoro. Ne è ben cosciente la Filcams Cgil di Firenze, che sta seguendo con attenzione la vicenda, anche dal punto di vista della sicurezza sanitaria dei dipendenti, come spiega Francesca Battistini: “Lo scenario all’outlet è apocalittico, questo l’ho potuto vedere di persona, completamente diverso dalla normalità in termini di presenze. Sul fronte della sicurezza sanitaria, i dipendenti di alcuni marchi sono stati dotati di mascherine, anche se non tutti l’hanno fatto. Noi come Filcams Cgil abbiamo inviato una lettera alla Direzione e alla Asl, per capire quali misure fossero state adottate per l’eventuale rischio contagio”. 

“È nostra intenzione, però, nelle prossime ore – aggiunge Battistini – chiedere un incontro al Centro commerciale, perché si parla di un luogo lavorativo fortemente condizionato dal turismo internazionale. Un impatto quindi è inevitabile, e per questo stiamo alzando l’attenzione. Stiamo organizzando inoltre una assemblea di tutti i lavoratori dell’outlet, per affrontare in particolare proprio le conseguenze di questa situazione”.

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Gli economisti in genere osservano eventi come questo con un occhio sanguigno. Al momento danneggiano l’economia, ma alcune perdite sono permanenti: mentre un consumatore può ancora acquistare un auto subito o tra due mesi, i viaggi annullati o il ricavato dei ristorante non sono necessariamente compensabili. Si spera quindi, nel momento in cui finirà l’allerta, in un rimbalzo economico che possa risanare lo shock.

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